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6 agosto, Piacenza

Siamo rientrati intorno alle 4 di notte. L’ultima parte del pellegrinaggio comprendeva la chiesa della Visitazione e Giaffa, la casa di Pietro. Prima di partire per Giaffa abbiamo visitato il museo dello Yad Vashem, uno dei più grandi musei sull’olocausto.

Poi ci ha atteso un aereo che ci ha riportati a casa. Alla vita di tutti i giorni. Il viaggio è andato bene, ci siamo riposati un pò tutti ed ho avuto modo di metabolizzare tutto quello che ho vissuto.

Un’esperienza intensa, una concentrazione di emozioni difficile da descrivere. In questi giorni ho incontrato luoghi e persone; ho sentito rumori e odori. Tutti di seguito facendo solo un passo avanti o indietro. Dal quartiere armeno a quello cristiano,  a quello ebraico e poi a quello musulmano; tutti attorno al Santo Sepolcro.

Ci hanno sempre ripetuto che bisogna incontrare la gente, parlarci e ascoltare quello che hanno da dire. La prima volta che mi succede. Quello che mi manca nei miei soliti viaggi.

Mi sono fatto raccontare un paio di storie, molto toccanti e dolorose. Storie che sarebbero normali nel mio mondo. Invece lì è tutto più difficile, o meglio, lo diventa. Le autorità per concedere autorizzazioni ci metto mesi, non per inefficienza; ma per paura forse, per dispetto.

Dei ragazzi ci hanno chiesto se vivremmo a Gerusalemme. La mia risposta: forse si.

Gerusalemme è la più bella del mondo, adorata e ambita da tutti, ma mai concessa a nessuno. Dichiarata Città Santa, unica ed indivisibile. Amarla a prima vista è automatico, dimenticarla impossibile.

La testa è piena di ricordi, le oltre 600 foto non li faranno sbiadire tanto presto; l’intenzione di iniziare una collaborazione con Padre Ibrahim lascia la speranza di ritornare; la vita che sembra sempre più stretta mi dà la forza di crederci che sia possibile.

[Adesso posso mettere qualche foto. Sono in una gallery a lato. Enjoy it.]

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